Codice nero, etica, libertà e responsabilità.

Tra i sanitari si è aperto un dibattito sull’uso del così detto codice nero.

In pratica i medici in situazione di crisi sono costretti a scegliere chi curare prima tra diverse persone malate.

Tale situazione, come è normale che sia, ha risvolti etici fortissimi.

Le opinioni sono diverse e logicamente su questi aspetti ci si divide in modo netto.

Dato che la libertà deve sempre associarsi alla responsabilità, altrimenti è solo arbitrio e egoismo, proporrei come strumento legislativo regolatorio da far firmare al cittadino che non si è vaccinato e convintamente ha rifiutato la prevenzione offerta un modulo dove, oltre a ribadire il rifiuto del vaccino si associ anche e congiuntamente l’accettazione di scelte di non essere curato per primo nei casi in cui la situazione ospedaliera sia così grave da non permettere la presa in carico di tutte le persone sollevando ogni sanitario da qualsiasi responsabilità.

In questo modo verrebbe fatta la salva la libera scelta di chi, legittimamente, ha scelto di non fare prevenzione con il vaccino; verrebbe curato chi invece ha fatto tale scelta di prevenzione; i sanitari avrebbero, dal loro punto di vista, un percorso chiaro per le attività di cura.

Molti si scandalizzeranno di fronte a tale proposta.

Io ritengo che l’etica è non solo una enunciazione di principi, ma soprattutto è l’applicazione pratica di principi generali.

L’esercizio della libertà è acefalo senza un analogo uso della responsabilità sia personale che comunitaria.

Altrimenti tutti questi discorsi che si fanno mancano di concretezza.

Qui non si tratta di discriminazione.

Ma di dare valore alle scelte personali.

E proprio perché ritengo inviolabili le scelte personali, quando sono associate alla responsabilità di assumersi tutte le conseguenze del caso, nessuna esclusa, che si deve dare seguito a azioni che altrimenti, quelle sì, sono e restano solo chiacchiere.

Ma chiacchiere pericolose perché nel frattempo chi ha fatto la scelta di curarsi deve attendere il suo turno.

L’etica non è il campo dei filosofi che poi si fanno la terza dose.

L’etica è il campo dell’azione umana, della costante, difficile condizione di fronte a fatti imprevisti, a sollecitazioni lancinanti, alle domande più radicali della nostra esistenza.

L’etica è la lingua del dio che ognuno vuole chiamare come crede e che, spesso, si ha difficoltà a comprendere.

E per dare valore a questo si deve andare fino in fondo accettando anche la sconfitta di vedere chiudersi l’esperienza umana di persone che scelgono di non vaccinarsi.

L’etica è una questione troppo seria per lasciarla studiare solo tra i banchi di scuola, nelle università o nei caldi salotti televisivi.

E la serietà presuppone un percorso logico pratico che alla “libertà” del singolo faccia seguito la identica “responsabilità” del singolo.

Altrimenti quella si chiama dittatura dell’ego personale che si pone fuori dal contesto comunitario.

L’unica dittatura che vedo è quella composta da tanti piccoli egoismi repressi e irrazionali.

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