Vaccini, tamponi. Feste diverse.

Un anno fa sbarcavano in Italia i vaccini.

Ad oggi oltre 46 milioni di italiani hanno avviato il percorso vaccinale. Sembrava impossibile un anno fa. Eppure.

Molto è stato detto, scritto e molto ancora credo che ci sarà da scrivere sulle sfide della pandemia. Il paradosso di tutta questa partita è che di fronte ad una maggioranza di italiani che hanno aderito al percorso vaccinale si dia spazio a chi alla prevenzione, che di questo si tratta, non crede affatto.

Uno spazio non solo fuori misura, fuori scala, ma anche pericoloso per gli effetti pratici sulla vita delle persone. Prima tra tutte la gestione ordinaria delle strutture ospedaliere e in particolare Pronto Soccorso e Terapie Intensive.

Chiariamo subito alcuni aspetti.

Il personale sanitario, in particolare nei Pronto Soccorso, manca da tempo e non ci sarà a disposizione nuovo personale se non tra anni. Molti Pronto Soccorso lavorano ben al di sotto della loro pianta organica. Soluzioni temporanee sono allo studio, ma la realtà è che serve tempo per avere nuove risorse umane da mettere a disposizione dei cittadini.

Tra il personale sanitario insufficiente come fabbisogno segnalo che la medicina di base è in sofferenza anche essa (e non da oggi). Infatti il personale della medicina di base nella sua gran parte è oltre i 60 anni. Con i pensionamenti avremo buchi di assistenza sanitaria di base che, verosimilmente, saranno un ulteriore sfida per la assistenza sanitaria territoriale.

Il territorio, mitico termine utilizzato ora da tutti i policy making (quelli che decidono le linee strategiche del futuro) è allo stremo da tanti, troppi punti di vista. Il Covid, come già scritto, è stato un disvelatore del fallimento di politiche neoliberiste che hanno, negli ultimi 30 anni, smantellato il sistema delle politiche pubbliche: salute, scuola, servizi pubblici locali.

Con questo scenario, appena abbozzato per dare delle linee di ragionamento per chi volesse approfondire, ci troviamo con le festività natalizie dove i negozi più affollati non erano quelli di abbigliamento, giocattoli, elettronica. Erano e sono le farmacie per fare i tamponi.

E qui sinceramente, dopo quello che si è passato e che non è ancora finito, mi assale un pizzico di sconforto.

Perché il vaccino come elemento di prevenzione viene osteggiato.

Ma il tampone che oltretutto si paga direttamente no. Anzi. Perché mi serve per andare al ristorante a Capodanno.

Forse esagero. Ma mentre passavo davanti ad una ressa in farmacia per i tamponi pensavo a quegli operatori sanitari che da quasi due anni stanno letteralmente in trincea a combattere per assistere noi che quasi allegramente preferiamo come al solito mettere una pezza alle situazioni facendo il tampone (pagandolo) mentre avremmo a disposizione l’unica arma per migliorare la vita nostra e quella altrui nel momento ci dovessimo prendere il Covid.

E penso che i virus non sono organismi intelligenti.

Ma sanno sfruttare molto bene una caratteristica umana: l’idiozia.

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